{"id":774,"date":"2014-06-04T16:31:19","date_gmt":"2014-06-04T14:31:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=774"},"modified":"2022-06-04T22:20:01","modified_gmt":"2022-06-04T20:20:01","slug":"il-braccio-di-orione-anna-galiano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=774","title":{"rendered":"Il Braccio di Orione &#8211; Anna Galiano"},"content":{"rendered":"\n\n\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Nel primo appuntamento sulla Via Lattea abbiamo descritto la struttura a spirale barrata della nostra galassia. Dal centro di essa si dipartono dei bracci a spirale logaritmica, alcuni principali ed altri secondari, come il Braccio di Orione (o Local Arm o Sperone di Orione). Ma \u00e8 realmente cos\u00ec? Studi attuali stanno pian piano ribaltando le nostre certezze sulle reali dimensioni e posizionamento del Local Arm. Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/milky-way.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"560\" \/>Il nostro Sistema Solare giace nella parte interna del Local Arm, la cosiddetta \u201czona abitabile galattica\u201d ad una distanza dal centro della galassia di circa 26000 a.l.. Lo spessore del Local Arm \u00e8 di 3500 a.l. ed ha una lunghezza di 10000 a.l. La nostra posizione periferica nella Via Lattea \u00e8 stata scoperta dall\u2019astronomo americano Harlow Shapley agli inizi del XX secolo. Grazie alle sue osservazioni non solo evidenzi\u00f2 che la nostra galassia era pi\u00f9 grande di quanto ritenuto fino ad allora ma, grazie alle proprie convinzioni copernicane, comprese che la Terra con i suoi egocentrici terrestri, oltre a non essere il centro del Sistema Solare, non \u00e8 neanche il centro della Via Lattea. Non \u00e8 stato facile riuscire a capire la nostra posizione nella Via Lattea poich\u00e9 siamo all\u2019interno di essa, ma Shapley osservando i corpi celesti all\u2019esterno della fascia biancastra che solca i nostri cieli notturni (la galassia osservata di taglio) riusc\u00ec ad individuare degli ammassi globulari che presentavano una luminosit\u00e0 ed una concentrazione di stelle maggiore in certe direzioni mentre si diradavano pian piano in altre. Da qui ipotizz\u00f2 che la Terra giace in una regione periferica della Via Lattea dato che si ha una maggiore concentrazione di stelle in corrispondenza della costellazione del Sagittario, in cui doveva trovarsi quindi il centro galattico. Queste ipotesi hanno trovato definitiva conferma nelle indagini radioastronomiche sviluppatesi dopo la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Fino a poco tempo fa si aveva la convinzione che il Braccio di Orione fosse un ramo secondario della nostra spirale, una struttura stellare minore compresa tra due pi\u00f9 estese, il braccio interno del Sagittario e quello pi\u00f9 esterno di Perseo. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/1370352567196_vial3.jpg\" alt=\"\" width=\"560\" height=\"408\" \/>Recenti indagini da parte di Xu et al. (2013) mediante lo studio della cinematica e della distanza (usando il metodo della parallasse trigonometrica) di un campione di 30 masers distribuiti lungo il Local Arm hanno contribuito a modificare tale concezione. I masers sono dei corpi celesti, tipicamente all\u2019interno di nubi molecolari, il cui nome \u00e8 un acronimo che significa \u201camplificazione di microonde per effetto di emissione stimolata di radiazione\u201d. In seguito ad una collisione oppure per via di irraggiamento esterno, alcuni composti come acqua (H2O), metanolo (CH3OH) o radicali idrossili (OH) vengono \u201cpompati\u201d dallo stato energetico fondamentale fino a popolare un livello metastabile, da cui decadono successivamente su uno di energia inferiore emettendo radiazione con basse frequenze, le microonde. Nello spettro di emissione di questi oggetti le righe che evidenziano tale fenomeno risultano essere molto strette, adatte perci\u00f2 per accurate misurazioni. Il metodo della parallasse trigonometrica (Figura 2) consiste nel registrare la collocazione dell\u2019oggetto considerato rispetto allo sfondo celeste da due posizioni differenti dell\u2019orbita terrestre a distanza di 6 mesi l\u2019una dall\u2019altra. In questo modo, nota la distanza (d) Terra-Sole (pari ad 1 UA) e l\u2019angolo A sotteso dall\u2019oggetto, si pu\u00f2 ricavare la distanza oggetto-Sole (x), mediante la formula seguente: x=d\/tangA<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Con i risultati ottenuti Xu e colleghi hanno notato che questi oggetti si comportano come se stessero in un braccio principale della spirale. L\u2019unico punto a sfavore del lavoro appena esposto \u00e8 quello di aver considerato una regione di indagine attorno al Sole molto limitata, di circa 28000 a.l. rendendo cos\u00ec difficile dichiarare con certezza che il Braccio di Orione sia un braccio principale della nostra galassia.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Ma precedenti indagini focalizzate su regioni pi\u00f9 estese, come gli ammassi stellari aperti ad opera di Moitinho et al. (2006) e V\u00e9zquez (2008) hanno messo in luce un comportamento analogo da parte di altri oggetti presenti nel Local Arm. Pare, quindi, che il Braccio di Orione sia un vero e proprio braccio principale indipendente della nostra galassia, costituito da un\u2019ampia regione di formazione stellare, o in alternativa una diramazione del Braccio di Perseo. A sostegno di quest\u2019ultima ipotesi si nota come in effetti, il Local Arm sia pi\u00f9 vicino al Braccio di Perseo piuttosto che a quello del Sagittario e che anzi, attraversi il Braccio di Perseo prima di giungere nel Braccio pi\u00f9 esterno, il Norma Arm. Questa conclusione comporterebbe dimensioni maggiori del Braccio di Orione ed un possibile passo indietro nel considerare quello di Perseo come un braccio principale.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Si sa ormai da secoli che la Luna ruota attorno alla Terra e che la Terra e gli altri pianeti ruotano attorno al Sole, cos\u00ec analogamente il Sole e per estensione il Sistema Solare compie un moto di rivoluzione attorno al centro galattico. Si ritiene che l\u2019orbita del Sole attorno alla galassia sia ellittica, per via delle perturbazioni esercitate dai bracci a spirale della stessa e da una distribuzione non uniforme della massa. La direzione verso cui il Sole si muove (chiamata solar apex) punta verso la stella Altair. Il tempo impiegato dal Sistema Solare a compiere una rotazione attorno alla galassia \u00e8 stato stimato di circa 225-250 milioni di anni, quindi considerata l\u2019et\u00e0 del Sole di oltre 4 miliardi di anni, sembra che la nostra stella abbia ripercorso tale orbita per 18-20 volte nella sua vita. La velocit\u00e0 orbitale del Sistema Solare rispetto al centro della galassia \u00e8 stato stimato in circa 220 Km\/s. Il Sistema Solare si sta attualmente muovendo all\u2019interno di una nube del mezzo interstellare chiamata Local Interstellar Cloud, posta all\u2019interno di una cavit\u00e0 del Braccio di Orione e costituita da materiale con ridotta densit\u00e0 ed alta temperatura, nota come Local Bubble. Tutto ci\u00f2 \u00e8 racchiuso nella cosiddetta Gould Belt. Quest\u2019ultima \u00e8 un insieme di stelle brillanti e massive la cui proiezione in cielo assume la forma di un anello ed \u00e8 inclusa in una nube molecolare che incrocia le zone interne alla Via Lattea, corrispondenti a quelle in cui si ha una maggiore concentrazione di regioni di formazione stellare.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Il Braccio di Orione prende il nome dalla costellazione di Orione verso cui sembra proiettarsi la sua regione pi\u00f9 ricca. Contiene diversi oggetti Messier ossia un elenco di un centinaio di corpi celesti come nebulose, galassie e ammassi stellari individuati ed annotati principalmente dall\u2019astronomo francese Charles Messier, con l\u2019aiuto del suo collega Pierre M\u00e9chain e pubblicato nel 1771. Messier era un cacciatore di comete e durante le sue ricerche aveva elencato su di una lista gli oggetti che non erano delle comete pur presentando delle somiglianze, in modo da poterli escludere e facilitare cos\u00ec la sua indagine. Messier visse e fece le proprie ricerche in Francia perci\u00f2 nella sua lista si trovano solo oggetti che potevano essere osservati nell\u2019emisfero nord: ad esempio le Nubi di Magellano, visibili nell\u2019emisfero australe non sono presenti in quegli appunti. La lista compilata da Messier \u00e8 stata con il tempo estesa da parte di altri astronomi divenendo un\u2019importante raccolta di oggetti del profondo cielo.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Alcuni degli oggetti Messier presenti nel Local Arm sono:<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Messier 7<\/span>: \u00e8 un ammasso aperto di stelle all\u2019interno della costellazione dello Scorpione, posto nei pressi del pungiglione dell\u2019aracnide, facilmente visibile ad occhio nudo. Noto gi\u00e0 agli antichi romani, era stato scoperto dall\u2019astronomo Tolomeo e scambiato per una nebulosa: da qui nasce il nome alternativo degli anglosassoni con cui viene riconosciuto questo oggetto, Ptolemy Cluster. L\u2019et\u00e0 stimata di questo ammasso \u00e8 di 220 milioni di anni e contiene al suo interno circa 80 stelle di differente magnitudine.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Messier 23<\/span>: altro ammasso di stelle, nella costellazione del Sagittario, facilmente visibile nelle notti estive anche utilizzando dei semplici binocoli. Scoperto da Messier il 20 Giugno 1764, \u00e8 stata provata la presenza di almeno 150 stelle al suo interno, alcune di magnitudine 10 fino a quelle di magnitudine maggiore di 13.5. L\u2019et\u00e0 stimata \u00e8 220 &#8211; 300 milioni di anni e il diametro di tale ammasso \u00e8 pari a 15 a.l..<\/p>\n<div style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/595px-M27_-_Dumbbell_Nebula.jpg\" alt=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/e\/e8\/M27_-_Dumbbell_Nebula.jpg\/595px-M27_-_Dumbbell_Nebula.jpg\" width=\"600\" height=\"605\" \/><p class=\"wp-caption-text\">In this three-colour composite, a short exposure was first made through a wide-band filtre registering blue light from the nebula. It was then combined with exposures through two interference filtres in the light of double-ionized oxygen atoms and atomic hydrogen. They were colour-coded as \u201cblue\u201d, \u201cgreen\u201d and \u201cred\u201d, respectively, and then combined to produce this picture that shows the structure of the nebula in \u201capproximately true\u201d colours. Credit: ESO<\/p><\/div>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\"> Dumbbell Nebula (Messier 27)<\/span>: posta all\u2019interno della costellazione della Volpetta, \u00e8 forse la nebulosa planetaria pi\u00f9 bella che popola il nostro cielo ed \u00e8 stata la prima, tra questo tipo di nebulose, a venir scoperta. Una nebulosa planetaria \u00e8 una nebulosa ad emissione e corrisponde alla fase finale di una stella che espellendo i suoi strati pi\u00f9 esterni genera un involucro di materiale attorno ad essa che si riduce cos\u00ec ad un oggetto di ridotte dimensioni ma molto denso, una nana bianca. Quando Messier la scopr\u00ec la registr\u00f2, erroneamente, come una nebulosa priva di stelle. M27 \u00e8 facilmente osservabile anche con piccoli binocoli e i telescopi di moderata risoluzione sono in grado di distinguere la sua caratteristica forma che richiama vagamente quella di una clessidra. La stella centrale ha una magnitudine di 13.5 ed \u00e8 una calda nana bluastra, con una temperatura di 85000 Kelvin. Si ritiene che vicino ad essa vi sia una debole stella gialla di magnitudine 17.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Come per molte nebulose planetarie, non si conosce ancora con esattezza la distanza che separa M27 da noi (anche se alcuni studiosi hanno ipotizzato distanze comprese tra i 490 e 3500 a.l.) e pertanto non si ha alcun dato certo sulla luminosit\u00e0 e sulle sue reali dimensioni. Il fatto che una nebulosa risulti essere pi\u00f9 luminosa della stella al suo interno suggerisce che la stella emette radiazione altamente energetica nella regione non visibile dello spettro elettromagnetico; questa viene assorbita dai gas della nebulosa che eccitandosi e diseccitandosi la riemettono sotto forma di radiazione visibile. Per la maggior parte delle nebulose planetarie si \u00e8 notato che la radiazione visibile viene emessa ad un\u2019unica lunghezza d\u2019onda, quella corrispondente alla luce verde dell\u2019OIII (5007 Angstrom). Infine, confrontando alcune immagini della Dumbbell Nebula, Leos Ondra ha scoperto una stella variabile situata nella parte esterna della nebulosa, che ha chiamato Goldilocks\u2019 Variable.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\"> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/m57.jpg\" alt=\"m57\" width=\"600\" height=\"557\" \/>Ring Nebula (Messier 57)<\/span>: \u00e8 una nebulosa planetaria nella costellazione della Lira ed \u00e8 uno dei maggiori protagonisti dell\u2019emisfero boreale estivo. Recenti ricerche hanno portato alla conclusione che, come suggerisce il nome, \u00e8 un anello di materiale brillante emesso dalla stella posta nel centro. Dalle immagini della nebulosa si nota come il livello di ionizzazione dei gas (la capacit\u00e0 di strappare alle molecole del gas uno o pi\u00f9 elettroni) tende a diminuire all\u2019aumentare della distanza dalla calda stella centrale che ha una temperatura di 100000 Kelvin: la regione centrale \u00e8 scura suggerendo un\u2019emissione di radiazione UV, mentre nella parte interna dell\u2019anello la ionizzazione di ossigeno e azoto conferisce il colore verde, per poi avere un colore rossastro nella parte esterna dell\u2019anello a causa del processo di eccitazione delle sole molecole di idrogeno. La stella al centro della nebulosa planetaria \u00e8 una nana bianca di magnitudine 15, ed \u00e8 il residuo di una stella un tempo molto simile al Sole.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Come detto precedentemente, non si sa con esattezza la distanza di una nebulosa planetaria, ma supponendo sia posta a circa 2300 a.l., questa avrebbe una magnitudine assoluta di -0.3 (circa 100 volte quella del Sole). Questa \u00e8 stata la seconda nebulosa planetaria a venir scoperta nel 1779 ad opera di Antoine Darquier de Pellepoix. Messier quando la not\u00f2, la catalog\u00f2 come una fioca nebulosa ma perfettamente definita. Il nome di \u201cnebulosa planetaria\u201d proviene dalla somiglianza che Herschel not\u00f2 tra questo tipo di oggetti e il pianeta Urano che aveva appena scoperto. La prima idea che egli si fece della Ring Nebula fu quella di \u201cuna nebulosa traforata o un anello di stelle\u201d, ma soprattutto la riteneva \u201cuna curiosit\u00e0 dei cieli\u201d.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Messier 41<\/span>: ammasso aperto nella costellazione del Cane Maggiore; \u00e8 facilmente individuabile poich\u00e9 si trova esattamente a sud della stella pi\u00f9 luminosa del cielo, Sirio. M41 contiene un centinaio di stelle, tra cui delle giganti rosse e la pi\u00f9 luminosa, di magnitudine 6.9 (700 volte pi\u00f9 brillante del nostro Sole) \u00e8 quasi al centro dell\u2019ammasso. Dall\u2019indagine delle giganti rosse all\u2019interno di questo ammasso si \u00e8 evidenziata una composizione chimica molto simile a quella della nostra stella. Messier 41 si estende per circa 25-26 a.l., l\u2019et\u00e0 stimata \u00e8 compresa tra i 190 e i 240 milioni di anni e pare si allontani da noi ad una velocit\u00e0 di 34 km\/s. \u00b7<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Messier 73<\/span>: \u00e8 un falso oggetto Messier dato che si \u00e8 scoperto essere semplicemente un asterismo di 4 stelle principali totalmente indipendenti tra di loro, nella costellazione dell\u2019Acquario. Quando Messier lo scopr\u00ec nel 1780 not\u00f2 un gruppo di 4 stelle immerse in una debole luminosit\u00e0 e per questo motivo lo catalog\u00f2 insieme agli altri oggetti come un ammasso stellare. Successive osservazioni da parte dell\u2019astronomo inglese John Herschel misero in discussione tale natura poich\u00e9 quest\u2019ultimo non not\u00f2 alcuna nebulosit\u00e0. L\u2019oggetto Messier 73 \u00e8 stato al centro di un dibattito una decina di anni fa: da un lato Bassino, Waldhausen e Martinez (2000) sostenevano l\u2019idea di ammasso aperto poich\u00e9 le stelle che lo costituivano seguivano un rapporto colore-luminosit\u00e0 tipico di queste strutture, dall\u2019altro Carraro (2000) riteneva che fosse un semplice asterismo. Quando Odenkirchen e Soubiran (2002) pubblicarono i risultati di un\u2019indagine spettrale ad alta risoluzione delle sei stelle pi\u00f9 brillanti poste al centro del Messier 73, rivelando distanze differenti rispetto alla Terra e moti completamente non correlati tra di loro, il dibattito si concluse ritenendo tale oggetto un semplice asterismo.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Messier 78<\/span>: \u00e8 una nebulosa diffusa, ossia un\u2019ampia nebulosa con limiti non definiti che pu\u00f2 essere una nebulosa a riflessione (nube di polvere interstellare in grado di riflettere la luce delle stelle vicine) o ad emissione, come la M 42. M78 \u00e8 la pi\u00f9 brillante nebulosa a riflessione posta nella costellazione di Orione. Scoperta da Pierre M\u00e9chain nel 1780, appartiene al complesso di Orione, nube di gas e polveri all\u2019interno della Nebulosa di Orione (di cui ne parleremo pi\u00f9 avanti). La nebulosa in questione, di estensione pari a 4 a.l., brilla della luce riflessa delle due luminose stelle blu di magnitudine 10 vicino ad essa. L\u2019indagine nel campo dell\u2019infrarosso ha evidenziato come M78 sia una regione in cui sta avvenendo la formazione di giovani stelle, contandone al suo interno 192. Sono stati notati\u00a0 inoltre, dei getti di materiale che vengono espulsi, molto probabilmente, da giovani stelle intrappolate nella nube di gas entro la quale \u00e8 avvenuta la loro formazione. Questi getti vengono chiamati oggetti Herbig-Haro e ne sono stati rilevati almeno 17. M78 pu\u00f2 essere osservata, in assenza di inquinamento luminoso, anche con un semplice binocolo anche se quello che si pu\u00f2 notare attraverso le lenti \u00e8 un oggetto che presenta una forte somiglianza con una cometa.<\/p>\n<div style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/Orion_Nebula_-_Hubble_2006_mosaic_18000.jpg\" alt=\"m42 \" width=\"600\" height=\"600\" \/><p class=\"wp-caption-text\">The Orion Nebula is a picture book of star formation, from the massive, young stars that are shaping the nebula to the pillars of dense gas that may be the homes of budding stars. Credit: NASA,ESA, M. Robberto (Space Telescope Science Institute\/ESA) and the Hubble Space Telescope Orion Treasury Project Team<\/p><\/div>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\"> Orion Nebula (Messier 42)<\/span>: \u00e8 la nebulosa diffusa in emissione pi\u00f9 brillante nel cielo, visibile anche ad occhio nudo in condizione moderatamente favorevoli ed \u00e8 la regione di formazione stellare pi\u00f9 vicina a noi. Situata nella costellazione di Orione, \u00e8 un oggetto che si estende per oltre 1 grado, ossia quattro volte lo spazio occupato dalla luna piena. La nebulosa di Orione fu molto probabilmente scoperta nel 1610 da un legale francese, Nicholas-Claude Fabri de Peiresc, ma rimase celata tra i suoi appunti fino al 1916, quando l\u2019astronomo Bigourdan li rese noti. Altri astronomi per\u00f2, nel corso dei secoli, la individuarono indipendentemente l\u2019uno dall\u2019altro. E\u2019 alquanto strano che questa nebulosa si trovi all\u2019interno della lista Messier perch\u00e9 questi annotava nel suo catalogo gli oggetti di luminosit\u00e0 moderata che potevano essere scambiati per delle comete. La spiegazione pu\u00f2 risiedere nel fatto che Messier abbia registrato questa nebulosa semplicemente per raggiungere facilmente un numero di 45 oggetti nel suo catalogo e pubblicarne cos\u00ec una prima edizione nel 1771, superando la lista di 42 oggetti celesti dell\u2019emisfero australe pubblicata da Lacaille nel 1755.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">Questa nebulosa \u00e8 posta ad una distanza di 1500 a.l., ha un diametro di circa 30 a.l. e nella parte nord essa \u00e8 troncata da un\u2019evidente linea scura. A nord-est vi \u00e8 una nebulosa pi\u00f9 piccola, anch\u2019essa a emissione (M 43) la cui luminosit\u00e0 \u00e8 dovuta ai suoi stessi atomi che vengono eccitati dalla radiazione altamente energetica proveniente dalla calda e massiva stella giovane al suo interno. In queste stesse plaghe celesti vi \u00e8 una regione di formazione stellare, la pi\u00f9 giovane finora conosciuta, chiamata Trapezium cluster. Questa, costituita da caldo e luminoso gas ionizzato non \u00e8 altro che un sottile strato all\u2019interno di una pi\u00f9 estesa nube di materiale pi\u00f9 denso nominata Orion Molecular Cloud 1 (OMC1).<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\">Beehive Cluster (Messier 44)<\/span>: \u00e8 un ammasso aperto di stelle nella costellazione del Cancro facilmente visibile ad occhio nudo e per questo motivo, gi\u00e0 noto nell\u2019antichit\u00e0. I greci e i romani vedevano in esso, ritenuto all\u2019epoca una nebulosa, una mangiatoia in cui vi erano due asini a cibarsi, l\u2019Asino Boreale (rappresentato dalla stella \u03b3 Cancer) e l\u2019Asino Australe (ossia la stella \u03b4 Cancer). Non a caso, questo ammasso \u00e8 noto anche con il nome di Praesepe, che in latino significa \u201cmangiatoia\u201d. Galileo fu il primo a smascherare la sua vera natura di ammasso stellare riuscendo a risolvere all\u2019interno 40 stelle. Oggigiorno si sa che a questo ammasso appartengono con certezza almeno 200 tra le 350 stelle ipotizzate. Messier 44, distante 577 a.l. e con un\u2019et\u00e0 stimata di 730 milioni di anni presenta una comportamento analogo ad un altro ammasso stellare facilmente visibile ad occhio nudo, le Iadi. Questo, con un\u2019et\u00e0 stimata di 790 milioni di anni, pur non facente parte del catalogo Messier e abbastanza distante da Praesepe, presenta molte similitudini con esso, tanto che si \u00e8 ipotizzata un\u2019origine comune tra i due ammassi. Un\u2019ulteriore conferma di questa ipotesi \u00e8 la popolazione stellare al loro interno. Entrambi presentano giganti rosse e alcune nane bianche.<\/p>\n<div style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style2\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/m45_gendler_960.jpg\" alt=\"m45\" width=\"600\" height=\"452\" \/><p class=\"wp-caption-text\">M45: The Pleiades Star Cluster Image Credit &amp; Copyright: Robert Gendler<\/p><\/div>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"evidenziato\"> Pleiadi (Messier 45)<\/span>: \u00e8 un ammasso aperto nella costellazione del Toro, distante circa 380 a.l.. Ad occhio nudo si riescono a distinguere, a circa 10 gradi a nord-ovest dalla stella gigante rossa Aldebaran, almeno sei membri del gruppo, in condizioni abbastanza favorevoli se ne individuano nove e in zone in cui il cielo \u00e8 completamente scuro e privo di inquinamento luminoso il numero delle componenti raggiunge la dozzina. Le Pleiadi erano gi\u00e0 note ad Omero il quale le cita nelle proprie opere, l\u2019Iliade (in cui adornano lo scudo di Achille) e l\u2019Odissea (le quali aiutano Ulisse ad orientarsi nel cielo durante la sua navigazione per tornare ad Itaca) e sono conosciute con il nome alternativo di \u201cSette sorelle\u201d. In effetti gli antichi greci riconoscevano in questo ammasso le sette sorelle figlie del padre Atlas e della madre Pleione: Alcyone, Asterope, Electra, Maia, Merope, Taygeta e Celaeno.<\/p>\n<p class=\"style4\" style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato dimostrato che le stelle all\u2019interno di questo ammasso si muovono nello spazio in gruppo, con un moto comune, confermando l\u2019ipotesi di un ammasso fisico e non di un semplice raggruppamento ottico. Si \u00e8 notata la presenza di una nebulosa a riflessione nella zona in cui vi sono le Pleiadi, che presenta un colore bluastro poich\u00e9 riflette la luce proveniente dalle stelle poste nelle vicinanze o al suo interno. Si ritiene per\u00f2 che non vi sia alcun legame tra l\u2019ammasso delle Pleiadi e questa nebulosa a riflessione. L\u2019et\u00e0 stimata di questo ammasso \u00e8 di 100 milioni di anni e alcuni studi sostengono che le Pleiadi continueranno a mantenere tale aspetto per altri 250 milioni di anni per poi separarsi l\u2019una dall\u2019altra e proseguire per il proprio percorso individuale. Le Pleiadi hanno una velocit\u00e0 di rotazione molto elevata (evidenziata da righe di assorbimento dello spettro elettromagnetico molto spesse) e perci\u00f2, molto probabilmente hanno una forma oblata e non sferica. La stella che ruota pi\u00f9 velocemente \u00e8 Pleione, una stella variabile con una magnitudine che varia da 4.77 a 5.50. Una stranezza all\u2019interno di questo ammasso relativamente giovane \u00e8 la presenza di nane bianche, stelle nell\u2019ultima fase della loro vita e perci\u00f2 molto vecchie. Molto probabilmente queste stelle, un tempo molto massive, si sono generate all\u2019interno dell\u2019ammasso stesso e non sono state catturate dall\u2019esterno, ma per qualche causa ancora da chiarire hanno perso la maggior parte della propria massa per poi perderne un\u2019altra rilevante percentuale sotto forma di nebulosa planetaria. Le Pleiadi sono situate in prossimit\u00e0 dell\u2019eclittica (il percorso apparente compiuto dal Sole in un anno proiettato sulla sfera celeste) e molto spesso sono occultate dalla Luna fornendo una spettacolare immagine del nostro satellite immerso nella luce emanata dalle \u201cSette Sorelle\u201d. Dopo questo breve viaggio all\u2019interno del Braccio di Orione ci si rende conto che facciamo parte di un meccanismo complesso e allo stesso tempo affascinante che non possiamo fare altro che ammirare e cercare di comprendere. La nostra indagine si \u00e8 limitata, per\u00f2, solo all\u2019interno della Via Lattea; chiss\u00e0 se riusciremo mai a conoscere del tutto l\u2019immenso universo a cui apparteniamo. \u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel primo appuntamento sulla Via Lattea abbiamo descritto la struttura a spirale barrata della nostra galassia. Dal centro di essa si dipartono dei bracci a spirale logaritmica, alcuni principali ed altri secondari, come il Braccio di Orione (o Local Arm &hellip; <a href=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=774\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91,73],"tags":[40,5,75,84],"class_list":["post-774","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-astrofisica","category-progetto-polaris","tag-anna-galiano","tag-astrofisica","tag-progetto-polaris","tag-via-lattea"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/774","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=774"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/774\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":775,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/774\/revisions\/775"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=774"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=774"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=774"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}