{"id":705,"date":"2013-06-04T13:43:19","date_gmt":"2013-06-04T11:43:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=705"},"modified":"2022-06-04T22:20:30","modified_gmt":"2022-06-04T20:20:30","slug":"ison-la-potenziale-cometa-di-natale-anna-galiano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=705","title":{"rendered":"ISON &#8211; La (potenziale) cometa di Natale &#8211; Anna Galiano"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Natale, la festivit\u00e0 pi\u00f9 amata della tradizione cristiana, narra che il Messia sia nato in una mangiatoia e che una cometa abbia mostrato ai Re Magi la via da seguire per raggiungerlo. Ma nell\u2019anno 0 una cometa ha davvero attraversato i cieli di Betlemme? Innanzitutto, molti studiosi suppongono che Ges\u00f9 sia nato negli ultimi anni del regno di Erode, pertanto la data della sua nascita deve essere collocata tra il 6 e il 4 a.C. ma in quegli anni sembra che non sia stato registrato alcun passaggio di comete. E allora la storia di questo oggetto astronomico denominato \u201cStella di Betlemme\u201d da dove salta fuori? <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/1.%20Adorazione%20dei%20Magi-Giotto%20(Cappella%20degli%20Scrovegni).jpg\" alt=\"giotto scrovegni\" width=\"575\" height=\"579\">Si deve attribuire il merito di questa tradizione ad un famoso pittore italiano. Nel 1301 Giotto rimase cos\u00ec affascinato dal passaggio di una splendida cometa, oggi nota come la cometa di Halley, che decise di raffigurarla in uno dei suoi dipinti, \u201cAdorazione dei Magi\u201d sulle pareti della Cappella degli Scrovegni a Padova. Questo affresco riproduce la nascita di Cristo avvenuta in una mangiatoia con i Re Magi al suo cospetto e, per la prima volta, una cometa nel cielo. Figura 1: Dipinto di Giotto \u201cAdorazione dei Magi\u201d nella Cappella degli Scrovegni (Padova). Quest\u2019anno per\u00f2, il 26 Dicembre, se diversi fattori lo consentono, gli abitanti dell\u2019emisfero boreale potranno assistere al passaggio ravvicinato e spettacolare della cometa ISON. L\u2019origine greca del nome \u03ba\u03bf\u03bc\u03ae\u03c4\u03b7\u03c2 (kom\u00e9tes), \u201ccometa\u201d fa riferimento all\u2019aspetto tipico di questo oggetto astronomico, che appare nel cielo come se fosse una lunga chioma di capelli. Un tempo la comparsa di una cometa era sinonimo di cattivo presagio, a tal punto che gli astronomi di corte rischiavano la vita se, malauguratamente non riuscivano a predire il passaggio di questi astri chiomati. Le comete per\u00f2, popolarmente identificate anche come \u201cpalle di neve sporche\u201d sono sostanzialmente un aggregato di frammenti rocciosi, silicati e composti ferrosi, amalgamati da ghiaccio d\u2019acqua, ghiaccio secco, metano, ammoniaca ed altri gas congelati che descrivono attorno al Sole orbite ellittiche di elevata eccentricit\u00e0. Si ritiene che questi oggetti di massa ridotta (non superiore a 1019 g) risiedano sia nella \u201cCintura di Kuiper\u201d, regione del Sistema Solare esterno che si estende oltre l\u2019orbita di Nettuno (tra 30 e 55 UA dal Sole) sia in una regione sferica che circonda l\u2019intero Sistema Solare nota come \u201cNube di Oort\u201d. Alcune teorie sostengono che le comete siano resti rocciosi della formazione del Sistema Solare, avvenuta 4.6 miliardi di anni fa. Questi frammenti molto probabilmente si sono formati nelle vicinanze del Sole, ma a causa di perturbazioni gravitazionali esercitate dai pianeti giganti sono stati spinti nella Nube di Oort che attualmente si presume ne contenga circa 2 trilioni. La Nube di Oort ha un raggio stimato di 50000 UA e spazia dalla regione esterna della Cintura di Kuiper fino ad un quarto della distanza che separa il Sistema Solare dalla stella pi\u00f9 vicina, Proxima Centauri (distante circa 4 a.l.). Al seguito di perturbazioni dovute a stelle vicine o di interazioni con il disco galattico della Via Lattea, questi oggetti ghiacciati possono allontanarsi dalla Nube di Oort e raggiungere il Sistema Solare interno, in direzione del Sole. Si parla, cos\u00ec, di comete a lungo periodo (il tempo che impiegano per percorrere l\u2019intera orbita \u00e8 compreso tra 200 anni e 1 milione di anni ed oltre) e sono caratterizzate da orbite eccentriche, paraboliche o iperboliche. Solitamente il passaggio di queste comete viene osservato una sola volta poich\u00e9 a causa della forte eccentricit\u00e0 della loro orbita escono dal Sistema Solare senza fare ritorno. &nbsp;<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Le comete a breve periodo (con un periodo orbitale minore di 200 anni) sono caratterizzate da orbite complanari a quelle dei pianeti. La cometa che ha il periodo pi\u00f9 breve \u00e8 la cometa Encke, pari a 3.30 anni e di questa sono stati registrati il maggior numero di passaggi. La sede di simili comete sembra essere la Fascia di Kuiper. Le orbite delle comete a breve periodo sono confinate nel Sistema Solare e presentano il punto di massima distanza dal Sole (afelio) coincidente con il raggio orbitale di alcuni pianeti del Sistema Solare esterno (Giove, Saturno, Urano, Nettuno). Queste particolari comete vengono identificate come la \u201cfamiglia\u201d del pianeta in questione. Alcune comete a lungo periodo possono risentire dell\u2019attrazione gravitazionale di un pianeta (soprattutto di Giove con una massa pari a 318 masse solari) che modifica l\u2019eccentricit\u00e0 della loro orbita, facendole divenire delle comete a breve periodo. Di una cometa si possono distinguere chiaramente tre componenti: nucleo, chioma, coda. Il nucleo, con dimensioni che variano da qualche centinaio di metri fino a 40-50 Km ed oltre, ha una forma irregolare, \u00e8 poroso, limitatamente denso ed ha un basso potere riflettente (infatti l\u2019albedo che per un oggetto totalmente riflettente corrisponde a 1, in questo caso \u00e8 prossimo allo 0, tipico di materiali che assorbono gran parte della radiazione come il carbone). Il nucleo \u00e8 un agglomerato di roccia e polveri e per l\u201980% \u00e8 costituito da ghiacci volatili come: ghiaccio d\u2019acqua (presente in maggior quantit\u00e0), ghiaccio secco, ossia anidride carbonica (CO2), ammoniaca (NH3), metano (CH4), monossido di carbonio (CO). Il ghiaccio d\u2019acqua \u00e8 strutturato in modo tale che gli atomi di idrogeno di 6 molecole d\u2019acqua siano legati tra loro, tramite appunto il \u201clegame idrogeno\u201d. La struttura cristallina che ne deriva presenta una cavit\u00e0 all\u2019interno dove possono risiedere molecole di monossido di carbonio, anidride carbonica, ammoniaca e metano. Per questo motivo tali strutture vengono chiamate clatrati, dal latino \u201cclaustrum\u201d, ossia \u201cgabbia\u201d. Per la maggior parte del tempo le comete sono degli oggetti inattivi, ossia semplici frammenti di roccia e ghiaccio che viaggiano nel Sistema Solare seguendo la propria orbita, ma giunti in prossimit\u00e0 del Sole (a distanza di circa 3 o 5 UA) gli elementi ghiacciati che caratterizzano il nucleo cometario iniziano a riscaldarsi e a sublimare, generando una chioma. Questa, che pu\u00f2 avere dimensioni da 30000 a 100000 Km, ha inizialmente una forma semi-sferica e diviene molto luminosa quando le particelle gassose di cui \u00e8 composta interagiscono con la radiazione ultravioletta solare, giungendo all\u2019eccitazione. Quando la cometa giunge al perielio la pressione di radiazione del Sole \u00e8 cos\u00ec intensa che interagendo con i detriti ne modifica la traiettoria: in questo modo la struttura semi-sferica della chioma diviene una struttura \u201ca goccia\u201d. Se una cometa dovesse presentare una predominanza di ghiaccio di monossido di carbonio (CO) e non ghiaccio d\u2019acqua la chioma inizia a formarsi gi\u00e0 ad una distanza di 10 UA, poich\u00e9 il CO sublima a temperature inferiori rispetto a quelle del ghiaccio d\u2019acqua. Da misure spettroscopiche \u00e8 emerso che la chioma presenta righe di emissione corrispondenti a diversi metalli, come Potassio (K), Sodio (Na), Calcio (Ca), Rame (Cu), Ferro (Fe). Sono state inoltre osservate, nella chioma, sostanze inconsuete la cui presenza \u00e8 stata spiegata come la dissociazione di molecole pi\u00f9 complesse, dette \u201cmolecole madri\u201d, ad opera dell\u2019interazione di queste con la radiazione solare. Infatti all\u2019interno di una chioma possiamo distinguere: \u00b7&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p class=\"style5\">Chioma interna: composta da \u201cmolecole madri\u201d appena rilasciate dal nucleo cometario, al seguito della sublimazione degli elementi volatili;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"style5\">Chioma intermedia: costituita da nuove molecole, ottenute dalla dissociazione delle molecole madri, indicate come \u201cmolecole figlie\u201d;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"style5\">Chioma esterna (o chioma di Idrogeno): enorme nube di idrogeno neutro che pu\u00f2 estendersi per milioni di Km di diametro.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la pressione di radiazione ed il vento solare provenienti dalla nostra stella spingono particelle di gas e polveri nella direzione opposta al Sole e pertanto la cometa sviluppa una coda. In realt\u00e0 una cometa solitamente \u00e8 composta da due code:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p class=\"style5\">Coda di polveri (o di Tipo I): in media si estende per circa 10 milioni di Km ed \u00e8 caratterizzata da una variazione di colore che gradualmente dal bianco luminoso del nucleo giunge ad un grigio-verdastro delle regioni pi\u00f9 esterne. E\u2019 la componente cometaria che maggiormente cattura l\u2019attenzione del nostro occhio e dagli spettri \u00e8 emerso che le polveri e i detriti rocciosi che compongono questa coda riflettono la luce solare, conferendole l\u2019elevata luminosit\u00e0 che la caratterizza. Quindi lo spettro della coda di Tipo I \u00e8 uno spettro a riflessione. La coda di polveri ha una forma ricurva, cosiddetta a \u201cscimitarra\u201d a causa sia della pressione di radiazione solare che devia i grani di polvere di dimensioni minori sia perch\u00e9 le particelle di polveri risentono dell\u2019attrazione gravitazionale esercitata dal Sole.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"style5\">Coda di ioni (o di Tipo II): \u00e8 composta da particelle cariche e disposta radialmente al Sole. Si estende per circa 100-300 milioni di Km ed ha una colorazione che varia dal blu elettrico in prossimit\u00e0 del nucleo, al celeste tenue nelle zone periferiche. La coda di ioni genera uno spettro di emissione poich\u00e9 le particelle che la costituiscono tendono ad assorbire la radiazione solare (soprattutto la componente ultravioletta) e a riemetterla sotto forma di radiazione visibile (secondo il processo di fluorescenza). Gli ioni evidenziati negli spettri di emissione sono principalmente ione monossido di carbonio (CO+), ione cianuro (CN+), ione ossidrile (OH-), ione idronio (H3O+).<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/3.%20Coda%20cometa.jpg\" alt=\"\" width=\"504\" height=\"288\"><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><em>Lo sviluppo della doppia coda di una cometa, quella di particelle (in bianco) e quella di ioni (in blu) durante il passaggio vicino al Sole. <\/em><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Fino al 1997 si riteneva che una cometa in avvicinamento al Sole potesse sviluppare solo le due code appena descritte ma l\u2019astronomo italiano G. Cremonese, analizzando attentamente le immagini di una famosa cometa giunta al perielio quello stesso anno, Hale-Bopp, scopr\u00ec che in realt\u00e0 si poteva generare una terza coda, composta principalmente da atomi di sodio neutro. Infine, nel 2006, tramite il satellite finalizzato alle sole osservazioni solari STEREO (Solar TErrestrial RElations Observatory) si apprese che alcune comete possono sviluppare un\u2019altra coda, costituita da atomi di ferro neutro. La prima si estende per circa 40-50 milioni di Km, ha un colore giallo paglierino e presenta una forma leggermente arcuata poich\u00e9, trovandosi tra la coda di polveri e quella di ioni \u00e8 influenzata in maniera limitata dalla pressione di radiazione. La coda composta da atomi di ferro neutro ha infine una forma ancor pi\u00f9 debolmente ricurva. Le comete non devono necessariamente sviluppare le quattro code simultaneamente, dato che queste sono legate alla grandezza del corpo roccioso e ghiacciato e alla sua composizione. Per\u00f2, in base al tipo di code che si generano si pu\u00f2 stimare l\u2019et\u00e0 di una cometa. Una cometa periodica quando giunge al perielio e interagisce con la radiazione solare perde parecchie tonnellate di materiale di cui \u00e8 composta ad ogni singolo passaggio. Pertanto una cometa che presenta solo una coda di ioni (come \u00e8 stato osservato per la cometa Hyakutake nel 1996) deve avere necessariamente un\u2019et\u00e0 avanzata poich\u00e9 i detriti rocciosi e le polveri si esauriscono, in genere, prima degli ioni.<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">La cometa periodica maggiormente nota \u00e8 proprio quella avvistata anche da Giotto, che si muove di moto retrogrado nel Sistema Solare interno con un periodo di circa 76 anni. Nell\u2019anno 1986 la cometa \u00e8 giunta nel punto di minima distanza dal Sole (perielio) il 9 Febbraio ed il 14 Marzo la sonda europea Giotto si \u00e8 avvicinata fino a circa 600 km di distanza dal nucleo, rivelando la forma di un ellissoide triassiale. Un\u2019altra scoperta ad opera della sonda Giotto \u00e8 stata quella di notare due getti di polveri e gas, provenienti da regioni limitate del nucleo cometario, in direzione del Sole: ci\u00f2 ha fatto pensare che i materiali volatili dalla quale si genera la chioma e quindi le diverse code siano confinati all\u2019interno del nucleo da una crosta solida. La vita delle comete non \u00e8 illimitata: le comete periodiche passano pi\u00f9 volte vicino al Sole e vengono gradualmente consumate finch\u00e9 non di disintegrano totalmente. Alcune comete a lungo periodo, invece, hanno un\u2019orbita molto vicina al Sole (comete radenti o sun-grazing) e possono venir disintegrate gi\u00e0 al primo tentativo di passaggio al perielio. Dopo questa breve digressione sulla natura degli affascinanti astri chiomati andiamo a conoscere la protagonista indiscussa di questo fine anno 2013, la potenziale cometa del secolo C\/2012 S1, meglio nota come ISON. La scoperta \u00e8 avvenuta il 21 Settembre 2013 da parte di due astronomi, il bielorusso Nevski e il russo Novichonok utilizzando un telescopio riflettore con un diametro d\u2019apertura di 40 cm dell\u2019International Scientific Optical Network in Russia (da cui proviene il nome ISON della cometa) e il programma automatizzato CoLiTech, utile per scoprire asteroidi. La denominazione C\/2012 S1 \u00e8 associata alla natura non periodica della cometa tramite la lettera \u201cC\u201d, 2012 \u00e8 l\u2019anno della scoperta ed S1 \u00e8 legato al fatto che \u00e8 stata la prima cometa a venir individuata nel Settembre di quell\u2019anno. Calcolando i parametri orbitali di ISON si \u00e8 compresa la sua orbita fortemente iperbolica, sostenendo l\u2019ipotesi che questa cometa provenga dalla Nube di Oort. A causa della sua orbita e della natura non periodica, questa cometa potr\u00e0 essere avvistata solo per una volta. Le osservazioni provenienti dall\u2019Hubble Space Telescope (HST) e dallo Spitzer Space Telescope risalenti ai primi mesi del 2013, hanno evidenziato un nucleo cometario con un diametro compreso tra 0.4 e 1.2 Km e una chioma di 5000 km. &nbsp;<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/4.%20ISON%20(HST).jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\">La cometa ISON ripresa dall\u2019HST qualche mese fa. &nbsp; <br>Crediti: NASA, ESA, J.-Y. Li (Planetary Science Institute), e Hubble Comet ISON Imaging Science Team <\/em><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Tutte le comete sono dirette verso il Sole e la ISON non fa eccezione: la data in cui la cometa si trover\u00e0 alla minima distanza dalla nostra stella \u00e8 il 28 Novembre. ISON transiter\u00e0 dunque a circa 2 milioni di Km dal centro del Sole e considerando che il raggio solare \u00e8 di 695000 Km, la cometa passer\u00e0 a 1.16 milioni di Km dalla fotosfera della nostra stella. Tale distanza \u00e8 molto ridotta, infatti ISON \u00e8 una cometa radente e se il Sole dovesse presentare una forte attivit\u00e0 la cometa potrebbe non sopravvivere a questo passaggio ravvicinato. E\u2019 rimasta memorabile la cometa Lovejoy, che il 16 dicembre 2011 si \u00e8 letteralmente gettata nella corona solare e, a dispetto di tutte le previsioni che la ritenevano ormai disintegrata, alcuni telescopi orbitanti l\u2019hanno vista riemergere dall\u2019atmosfera solare seppur privata di buona parte della sua coda originaria. Se anche ISON dovesse sopravvivere alla minaccia solare del 28 Novembre, potrebbe generare nei mesi successivi un brillante spettacolo nei cieli dell\u2019emisfero boreale e potremmo pertanto osservare una cometa luminosa ad occhio nudo, evento che ebbe come protagonista la cometa Hale-Bopp e pertanto non si ripete dal 1997. Quest\u2019ultima \u00e8 rimasta visibile nel cielo per ben 18 mesi, raggiungendo una magnitudine pari a 0, fattori che hanno portato a battezzarla come la \u201cGrande Cometa\u201d del 1997. <em> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/1995o1970327gr1.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"309\"><\/em><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><em>This image of comet Hale-Bopp was obtained by Gerald Rhemann on 1997 March 27.78. He was using a 190\/255\/435mm Schmidt camera and Kodak Gold 400. The exposure time was 8 minutes.<\/em><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Alcune previsioni sostengono che la cometa ISON potrebbe superare lo spettacolo della Hale-Bopp. Il 26 Dicembre la cometa percorrer\u00e0 quel tratto di orbita che \u00e8 maggiormente vicino alla Terra, distante solo 64 milioni di Km, ossia 200 volte la distanza Terra-Luna. Tra il 14 e il 15 Gennaio, invece, la Terra attraverser\u00e0 una regione molto vicina all\u2019orbita della cometa e alcune particelle emesse dalla ISON durante il suo passaggio potrebbero impattare l\u2019atmosfera terrestre generando uno sciame meteoritico, quindi stelle cadenti. Tuttavia la portata dell\u2019evento sar\u00e0 probabilmente modesta poich\u00e9 uno sciame di particelle si manifesta soltanto quando la Terra attraversa delle zone nella quale \u00e8 avvenuto il passaggio della coda della cometa. Le famose \u201cLacrime di San Lorenzo\u201d non sono altro che il risultato dell\u2019attraversamento dell\u2019atmosfera di polveri provenienti dalla coda della cometa Swift-Tuttle che sono disposte in quel tratto dell\u2019orbita terrestre che il nostro pianeta percorre da met\u00e0 Luglio fino ad Agosto. Pertanto le \u201cLacrime di San Lorenzo\u201d non sono visibili solo il 10 Luglio, ma lo spettacolo si prolunga per pi\u00f9 di un mese.<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Il 1 Ottobre 2013 la cometa ha sfiorato Marte, con una distanza tra i due corpi di soli 6.5 milioni di Km. Come si sa il pianeta rosso \u00e8 sottoposto ad una incessante indagine con lo scopo di rilevare sul suolo tracce d\u2019acqua e pertanto mentre sul terreno marziano vi sono i rover Curiosity ed Opportunity, in orbita si trova la sonda MRO (Mars Reconossaince Orbiter). Quest\u2019ultima ha lo scopo principale di fornire immagini dettagliate del suolo di Marte utilizzando la camera HIRISE e il 29 Settembre 2013 questa \u00e8 stata puntata verso la cometa.&nbsp; La ripresa della cometa che ne \u00e8 emersa non \u00e8 altamente dettagliata poich\u00e9 HIRISE \u00e8 stata studiata principalmente per fotografare il suolo marziano (la cometa appare come un punto sfocato al centro delle immagini e in movimento rispetto alle altre stelle) ma l\u2019immagine risultante ha frenato comunque gli entusiasmi poich\u00e9 la luminosit\u00e0 di ISON \u00e8 molto minore rispetto a quella prevista. Dal 29 Settembre, pertanto, tutti gli appassionati di comete sono rimasti delusi da questo risultato temendo che la \u201ccometa di Natale\u201d non fosse cos\u00ec spettacolare come ci si aspettava. Le comete sono degli oggetti capricciosi e tutt\u2019altro che prevedibili. Infatti fino all\u201911 Novembre la cometa ISON aveva lentamente raggiunto una magnitudine pari a 8 e pertanto era visibile solo con l\u2019utilizzo di telescopi o con binocoli in cieli completamente bui, ma improvvisamente sembra si sia \u201csvegliata\u201d. Il 13 Novembre \u00e8 stato registrato un forte aumento di luminosit\u00e0, raggiungendo la quarta magnitudine e in pi\u00f9 ha iniziato a sviluppare la coda di ioni. Ora la ISON \u00e8 visibilissima ad occhio nudo (nella costellazione della Vergine poco prima dell\u2019alba) nei cieli totalmente privi di inquinamento luminoso e la si pu\u00f2 facilmente avvistare con il telescopio nelle aree urbane. Al repentino cambiamento della magnitudine non \u00e8 stata ancora attribuita una spiegazione definitiva. Pu\u00f2 essere dovuto ad un aumento dell\u2019emissione degli elementi volatili della cometa poich\u00e9 man mano che essa si avvicina al perielio \u00e8 sottoposta ad una maggiore radiazione solare. Oppure la ISON potrebbe essersi frammentata. La certezza purtroppo manca. Pertanto rimane il dubbio se considerare questo improvviso aumento di luminosit\u00e0 come un fattore positivo o negativo: l\u2019unico modo per saperlo \u00e8 aspettare ed osservare ogni singola azione che la cometa ISON compier\u00e0. Una prima risposta potrebbe arrivare dalle riprese del telescopio spaziale SOHO (Solar and Heliospheric Observatory) dell\u2019ESA e della NASA che potr\u00e0 monitorare costantemente la cometa appena entrer\u00e0 nel campo di vista dei suoi strumenti. La cometa intanto ha sviluppato una lunga coda di oltre 16 milioni di Km.<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/8.%20ISON%20(10%20Novembre)%20fotografata%20da%20Jager.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"426\">La cometa ISON fotografata dall\u2019astrofotografo Michael J\u00e4ger la notte del 10 Novembre 2013 nella quale si nota chiaramente la coda di polveri e la coda di ioni. &nbsp; <\/em><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Di seguito \u00e8 riportata la curva di luce della cometa ISON relativa al 15 Novembre. Questo grafico comprende due diverse misurazioni. I cerchietti rossi rappresentano le magnitudini (misurate dal Minor Planet Center) associate a regioni limitate vicino la cometa. In questo modo si registra una pi\u00f9 debole luminosit\u00e0 rispetto a quella che si otterrebbe se si misurasse la magnitudine dell\u2019intera chioma. I triangoli blu, invece sono i risultati forniti dall\u2019International Comet Quarterly (ICQ), che fanno riferimento alla magnitudine totale della cometa, cercando di stimare tutta la luminosit\u00e0 prodotta dalla ISON. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/9.%20Curva%20di%20luce%20della%20ISON.jpg\" alt=\"\" width=\"575\" height=\"571\">Mentre le prime misurazioni possono variare da osservatore ad osservatore in base alle tecniche e strumentazioni utilizzate, queste ultime sono state ottenute da astronomi esperti che hanno fatto uso di telescopi oppure hanno confrontato ad occhio nudo la luminosit\u00e0 della ISON con quella delle stelle note. La curva nera \u00e8 semplicemente un possibile modello che la luminosit\u00e0 della cometa potrebbe seguire. Si nota, per\u00f2 come le misure provenienti dall\u2019ICQ seguono maggiormente il modello di curva tracciato, sebbene nella prima met\u00e0 del 2013 entrambe le misurazioni sembravano essere in accordo. Questo \u00e8 dovuto al fatto che nei primi mesi del 2013 la ISON era ancora distante da noi e presentava una dimensione angolare ridotta quindi anche le misure di magnitudine del Minor Planet Center coinvolgevano tutto l\u2019astro chiomato e non regioni limitate. Ma attualmente la ISON \u00e8 sempre pi\u00f9 vicina al Sole e di conseguenza a noi, presentando dunque una dimensione maggiore e le due diverse misurazioni non sono pi\u00f9 coincidenti. Attualmente la luminosit\u00e0 della ISON \u00e8 meglio descritta dalle magnitudini totali (rappresentate dai triangoli blu). Dal grafico si evince inoltre, come i valori di magnitudine della ISON siano diminuiti rapidamente nell\u2019arco di pochi giorni, rendendo quindi la cometa maggiormente luminosa. Sar\u00e0 difficile valutare la luminosit\u00e0 raggiunta dalla cometa quando sar\u00e0 in prossimit\u00e0 del Sole poich\u00e9 verr\u00e0 sovrastata dalla forte luce diurna.<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Queste misure non predicono comunque quello che avverr\u00e0 il 28 Novembre, pertanto non ci resta che attendere quel fatidico giorno ed osservare in diretta ci\u00f2 che la ISON potr\u00e0 subire. Verr\u00e0 disintegrata dal forte campo gravitazionale del Sole o riuscir\u00e0 ad evitare questo evento distruttivo, permettendoci cos\u00ec di ammirarla, da Dicembre (e per un paio di mesi successivi) in una lunga scia luminosa che solca i nostri cieli notturni? Come terza ipotesi potrebbe anche accadere che interagendo con il Sole, la cometa potrebbe perdere la propria coda ma riuscire ad allontanarsi conservando il nucleo e quindi la chioma. In questo modo, sempre dopo il 28 Novembre, potremmo avvistarla con una luminosit\u00e0 ridotta, subito dopo il tramonto. Da un punto di vista scientifico paradossalmente pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 interessante osservare la distruzione di una cometa piuttosto che il suo affascinante passaggio poich\u00e9 si potrebbe analizzare in maniera diretta la composizione chimica di regioni interne del nucleo di questo oggetto. Ricordiamo che le comete sono dei frammenti rocciosi e ghiacciati originatisi all\u2019epoca della formazione del Sistema Solare e tramite la loro disintegrazione si potrebbero ottenere dettagliate informazioni sulle condizioni esistenti 4.6 miliardi di anni fa. La ISON tra l\u2019altro, si avvicina al Sole per la prima volta e quindi non \u00e8 stata alterata chimicamente da precedenti interazioni con la nostra stella. E\u2019 pertanto un reperto di 4.6 miliardi di anni rimasto fortemente intatto da allora. In pi\u00f9 si ritiene che le comete siano potenziali \u201cportatrici di vita\u201d: nel 2004 la sonda Stardust ha raggiunto la cometa Wild 2 raccogliendo le polveri provenienti dalla sua coda ed una volta analizzate si \u00e8 scoperto che contenevano le molecole organiche ammine, precursori del DNA. Infatti il nucleo cometario non \u00e8 soltanto composto da frammenti rocciosi ed elementi ghiacciati, ma vi sono anche sostanze chimiche organiche, come:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\n<p class=\"style5\">formaldeide (H2CO): questo composto \u00e8 ottenibile tramite ossidazione catalitica del metanolo ed \u00e8 utilizzato nella vita quotidiana come disinfettante;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"style5\">acido cianidrico (HCN): pu\u00f2 presentarsi sottoforma di liquido incolore oppure come gas ed \u00e8 un veleno molto potente. Questo \u00e8 essenziale nei processi di sintesi prebiotica (precedenti la comparsa di organismi viventi sulla Terra) di amminoacidi e purine, ossia basi azotate che costituiscono DNA ed RNA.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Si pensa che queste molecole organiche si siano formate nello spazio interstellare e siano state intrappolate nel nucleo cometario nei primi periodi della formazione del Sistema Solare. Nel 2013 \u00e8 stata avanzata l\u2019ipotesi che gli impatti di comete sulle rocce terrestri avvenuti miliardi di anni fa abbiano generato gli amminoacidi, dalla quale si sono formate le proteine. Quindi la vita sulla Terra potrebbe essere stata \u201cportata\u201d da quelle comete che hanno impattato sul nostro pianeta. Di certo queste risposte non si ottengono limitandosi ad osservare il passaggio della cometa ISON nel Sistema Solare. Per\u00f2, d\u2019altro canto, chi vuole perdersi lo spettacolo di un\u2019enorme scia luminosa che si estende per gran parte del cielo notturno boreale? Questa \u00e8 la previsione pi\u00f9 fantastica riguardante la ISON che potrebbe rivelarsi ben pi\u00f9 deludente anche se &nbsp;la cometa riuscisse a transitare vicino al Sole senza venir disintegrata. Per\u00f2, come gi\u00e0 detto, le comete sono molto imprevedibili, quindi chi pu\u00f2 dire cos\u2019ha in serbo per noi la ISON? &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n<h1 style=\"text-align: justify;\">What about ISON? &#8211; Anna Galiano<\/h1>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">ISON, la (potenziale) cometa di Natale, la tanto acclamata cometa del secolo\u2026 \u201cwhat about it\u201d? Che fine ha fatto? Nel precedente articolo relativo a questo interessante astro chiomato, avevamo lasciato la cometa ISON in procinto di avvicinarsi al Sole, con la speranza da parte di molti, che riuscisse a sfuggire all\u2019abbraccio potenzialmente mortale della nostra stella o quanto meno sopravvivere senza essere distrutta del tutto. In tal modo l\u2019avremmo vista brillare nei nostri cieli nel periodo natalizio. Ma il passaggio ravvicinato della ISON al Sole, avvenuto il 28 Novembre scorso, non \u00e8 stato cos\u00ec tranquillo come si sperava. Abbiamo conosciuto il carattere imprevedibile di questo corpo ghiacciato gi\u00e0 nei mesi precedenti il perielio. A causa probabilmente di qualche perturbazione gravitazionale la cometa, circa 3 milioni di anni prima dell\u2019anno 0, si \u00e8 allontanata dalla nube di Oort nella quale risiedeva e ha intrapreso il proprio viaggio attirata dalla forza gravitazionale del Sole. Giunta nel Sistema Solare interno, fino all\u201911 Novembre 2013 la luminosit\u00e0 della cometa si era mantenuta al di sotto delle attese, raggiungendo l\u2019ottava magnitudine per poi aumentare improvvisamente ed inspiegabilmente fino ad un valore di magnitudine pari a +4. Nelle ore che hanno preceduto il passaggio al perielio la ISON ha iniziato a ridurre la propria luminosit\u00e0 e giunta nel campo di vista del coronografo LASCO C2 a bordo della sonda SOHO (che monitora costantemente il Sole) si \u00e8 notato che il nucleo cometario non era pi\u00f9 ben distinguibile e pertanto la cometa poteva aver subito, se non del tutto, una parziale frammentazione. La coda, invece era rimasta abbastanza densa ed estesa, molto pi\u00f9 delle code di altre comete radenti osservate in precedenza. Ma a causa della frammentazione del nucleo nelle ore precedenti il passaggio al perielio, le speranze di veder solcare i nostri cieli dalla ISON si sono spente ancor prima che la cometa raggiungesse il punto di minima distanza dal Sole. A tal proposito, la stessa Agenzia Spaziale Europea (ossia l\u2019ESA, acronimo di European Space Agency) aveva ritenuto che la cometa fosse \u201cmorta\u201d, che non ci fosse pi\u00f9 alcuna speranza di vederla riemergere dall\u2019atmosfera solare. L\u2019ESA aveva cos\u00ec dichiarato la tragedia: \u201cComet ISON is gone\u201d. &nbsp; <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"style3 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/Ridimensiona%20disoho_c3_timelapse_new_0.jpeg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"450\"><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\"><em>Credit: ESA&amp;NASA\/SOHO\/SDO &#8211; La cometa ISON ripresa dal coronografo LASCO C2. <\/em>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Il momento relativo al perielio non \u00e8 stato registrato da alcuno strumento e pertanto non si sono potuti notare gli ulteriori effetti distruttivi che il vento solare, il suo calore e la sua pressione di radiazione hanno provocato alla cometa nel punto di maggior avvicinamento al Sole. Ma con grande sorpresa, dopo aver superato il momento critico, alcuni resti della ISON sono riemersi dalla zona di occultamento del coronografo LASCO C2. La ISON ci ha abituati, nei mesi precedenti, ai suoi \u201ccolpi di testa\u201d e pur avendo inizialmente un nucleo di soli 1.2 Km, non \u00e8 stata totalmente vinta dalla forza gravitazionale della nostra stella, molto pi\u00f9 massiccia di questa piccola cometa. Quando la ISON ha attraversato la corona solare, parte della sua chioma polverosa e gassosa \u00e8 stata bruciata da questa regione pi\u00f9 esterna dell\u2019atmosfera solare, nella quale si raggiungono temperature cinetiche di milioni di gradi. Alcune componenti della chioma sono sopravvissute e nelle 24 ore successive la coda ha assunto la forma di un ventaglio debolmente luminoso. Inoltre, nonostante la ISON avesse raggiunto una temperatura di 2700 \u00b0C in quel punto critico, qualcos\u2019altro sembrava essere riuscito ad emergere dall\u2019atmosfera solare. La stessa ESA, una volta analizzate le immagini che mostravano la \u201csopravvivenza\u201d della ISON, la mattina del 29 Novembre, ha dovuto correggere quanto dichiarato la sera precedente, sostenendo che effettivamente la cometa non era stata distrutta completamente in questa prima fase. La ISON \u00e8 stata perci\u00f2 battezzata come \u201cla cometa di Schr\u00f6dinger\u201d dall\u2019astrofisico del Naval Research Laboratory, Karl Battams, in analogia al famoso gatto quantistico. Il paradosso del \u201cgatto di Schr\u00f6dinger\u201d descrive un sistema costituito da un felino chiuso in una scatola d\u2019acciaio, con della sostanza radioattiva e un\u2019ampolla di vetro contenente del veleno. Se gli atomi della sostanza radioattiva si disintegrano, innescano un martelletto con cui si rompe l\u2019ampolla facendo fuoriuscire il veleno. Se invece gli atomi non si disintegrano, il gatto \u00e8 salvo. Poich\u00e9 non si pu\u00f2 osservare ci\u00f2 che succede nella scatola per un dato periodo di tempo, il gatto in quell\u2019intervallo stabilito \u00e8 contemporaneamente vivo che morto in termini di stati probabilistici possibili. La ISON si \u00e8 comportata in un modo analogo per qualche ora. &nbsp; Questo evento inaspettato, per\u00f2 non ha permesso di riaccendere le speranze poich\u00e9 da una prima analisi i residui della ISON erano costituiti soprattutto da polveri e cumuli di macerie che avrebbero potuto comunque disintegrarsi completamente nei giorni successivi. Il 30 Novembre si \u00e8 registrato un calo di luminosit\u00e0 della cometa raggiungendo una magnitudine&nbsp; di +7.5, ben al di fuori del limite di magnitudine alla quale \u00e8 sensibile il nostro occhio (l\u2019occhio umano \u00e8 in grado di vedere oggetti con un valore massimo di magnitudine attorno a 6), senza possibilit\u00e0 pertanto di osservare quel che rimane della ISON ad occhio nudo. Gian Paolo Tozzi, astrofisico dell\u2019INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), ha spiegato che ci\u00f2 che&nbsp; \u00e8 sopravvissuto della ISON sono solo dei grani pi\u00f9 massicci di polveri che non sono stati vaporizzati dalla radiazione solare e che pertanto continuano a viaggiare seguendo la loro traiettoria.<\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">Nei giorni successivi la ISON \u00e8 stata ripresa da altri strumenti che osservano e analizzano l\u2019attivit\u00e0 solare, come il LASCO C3, sempre a bordo della sonda SOHO di appartenenza della NASA\/ESA e successivamente dall\u2019Heliospheric Imager 1 (HI-1), quest\u2019ultimo a bordo del satellite della NASA, STEREO-A. La cometa sembra aumentare la propria luminosit\u00e0 in quest\u2019ultimo strumento, suscitando non poca sorpresa. Ma in realt\u00e0 ci\u00f2 \u00e8 dovuto ad una migliore sensibilit\u00e0 dei rivelatori di HI-1 rispetto a LASCO C3. Infatti mentre LASCO C3 ha una magnitudine limite alla quale \u00e8 sensibile pari a +8.5, HI-1 raggiunge magnitudine limite di +11.5. La ISON \u00e8 rimasta nel campo di vista di HI-1 fino al 7 Dicembre ma gi\u00e0 l\u2019immagine del 3 Dicembre la mostra come una diffusa nube polverosa, priva di un\u2019evidente condensazione centrale. L\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata implica la totale disintegrazione del nucleo e che pertanto della cometa ISON sia rimasto solo un mucchio di polvere. Come alternativa, la ISON pu\u00f2 attualmente essere costituita da piccoli frammenti rocciosi, ciascuno dei quali sottoposto ad una sublimazione dei materiali ghiacciati che lo compongono. Tale sublimazione, se sta avvenendo, \u00e8 al di sotto dei limiti di magnitudine della quale sono dotati SOHO e STEREO, e per questo non visibile da tali strumenti.&nbsp; Una domanda posta da molti \u00e8: se il nucleo cometario esiste ancora, quanto potr\u00e0 essere grande? Per risolvere questo ulteriore dubbio e quindi avere informazioni sull\u2019eventuale presenza di un nucleo, sulle sue dimensioni e su una possibile attivit\u00e0 cometaria, bisogna aspettare i risultati di un tentativo di ripresa del Telescopio Spaziale Hubble (HST). Di certo, dovremo aspettarci un nucleo ben pi\u00f9 piccolo di quanto non fosse gi\u00e0 inizialmente anche perch\u00e9 attualmente non si nota pi\u00f9 alcun indizio evidente di resti cometari. &nbsp;<\/p>\n<p class=\"style8\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Hypatia\/Ridimensiona%20dipeach.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"578\"><\/p>\n<p class=\"style5\" style=\"text-align: justify;\">ISON non si \u00e8 dimostrata all\u2019altezza delle aspettative, non ha soddisfatto le aspettative di \u201ccometa di Natale\u201d, n\u00e9 tantomeno quella di \u201ccometa del secolo\u201d ma di certo non ha lasciato il Sistema Solare in silenzio. Quei pochi frammenti rocciosi e le ceneri rimaste, continuano a forniscono un importante oggetto di indagine ai planetologi che dallo studio della frantumazione del nucleo cometario originario possono dedurre importanti informazioni sulla composizione chimica della cometa, sulla sua struttura interna e sui processi che avvengono in quei corpi ghiacciati provenienti da una regione fredda e remota del Sistema Solare, distante pi\u00f9 di 55 UA dal Sole, che \u00e8 la Nube di Oort. Forse fino alla fine potr\u00e0 riservarci qualche altra sorpresa. Intanto ricordiamola com\u2019era prima del catastrofico passaggio al perielio, con il suo nucleo di 1.2 Km e con una luminosa coda che attraversava la costellazione della Vergine nei primi giorni di Novembre. Anche se l\u2019avventura della ISON non \u00e8 stata eclatante come ci aspettavamo, \u00e8 stata comunque ricca di colpi di scena e ci ha fatto sognare per qualche mese. La cometa ISON ha raggiunto il perielio il 28 Novembre 2013 per la prima volta e qualunque residuo esista ancora non avr\u00e0 pi\u00f9 modo di ripetere tale evento a causa dell\u2019orbita iperbolica di cui \u00e8 caratterizzata. Alla luce di tutte le evidenze acquisite finora si pu\u00f2 solo dire \u201cAddio COMETA ISON\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Natale, la festivit\u00e0 pi\u00f9 amata della tradizione cristiana, narra che il Messia sia nato in una mangiatoia e che una cometa abbia mostrato ai Re Magi la via da seguire per raggiungerlo. 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