{"id":215,"date":"2014-02-04T20:48:13","date_gmt":"2014-02-04T19:48:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=215"},"modified":"2022-06-04T22:29:49","modified_gmt":"2022-06-04T20:29:49","slug":"tsunami-sul-ciolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/?p=215","title":{"rendered":"Tsunami sul Ciolo &#8211; Domenico Licchelli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono luoghi che hanno la staordinaria capacit\u00e0 di raccontare storie fantastiche non appena li si guarda sotto la giusta luce e con gli strumenti mentali adatti. Luoghi in cui la bellezza regna sovrana nonostante l&#8217;incessante lavorio del tempo. Nel Salento c&#8217;\u00e8 l&#8217;imbarazzo della scelta ma per me, non foss&#8217;altro che per ragioni biografiche, in cima a tutti c&#8217;\u00e8 il tratto di costa da Novaglie a Leuca. Durante una delle innumerevoli scorribande tardo-adolescenziali su quelle rocce, spesso a strapiombo sul mare, mi imbattei in un posto stranissimo. Rocce bianchissime e levigate, che peraltro avevo gi\u00e0 notato in un altro luogo, enormi massi accatastati in maniera caotica ma allo stesso tempo con un ordine sottostante, evidenti anomalie rispetto al quadro geologico circostante. Le mie conoscenze allora erano sostanzialmente scolastiche per cui non ero in grado di formulare nessuna ipotesi attendibile. Da fotografo mi colp\u00ec subito la qualit\u00e0 della luce in certi momenti della giornata ma anche la grande difficolt\u00e0 nel gestirla con le mitiche diapositive Ektachrome che utilizzavo in quel periodo. Era un paradosso incredibile. Fin\u00ec col considerarlo un piccolo tesoro e come tale da mostrare solo in casi eccezionali.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/P2020326t.jpg\" alt=\"P2020326t\" width=\"400\" height=\"578\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessun indizio all&#8217;epoca mi faceva supporre che una decina di anni dopo lo studio di quelle rocce carbonatiche, delle retrostanti lagune e dei relativi fossili sarebbe diventata una parte importante della mia ricerca scientifica in ambito planetologico. Centinaia e centinaia di ore trascorse setacciando le rocce palmo a palmo alla ricerca degli indizi pi\u00f9 interessanti, accompagnato solo dal sibilo del vento e dal frangersi delle onde su quelle pareti vecchie di milioni di anni.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-219 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano2.png\" alt=\"articolo spettroscopia carbonati marte\" width=\"720\" height=\"540\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano2.png 720w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano2-300x225.png 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano2-400x300.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-231 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano.jpg\" alt=\"articolo spettroscopia carbonati marte\" width=\"720\" height=\"651\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano.jpg 720w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano-300x271.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/serata-gagliano-331x300.jpg 331w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concentrato ormai sulle barriere coralline fossili, perch\u00e8 questo \u00e8 in pratica buona parte di quel tratto di costa, complice anche la grande passione per la biologia marina e la fotografia subacquea, trascurai l&#8217;indagine su quello che era diventato una sorta di spettacolare pensatoio dove tornare periodicamente per riordinare le idee.<\/p>\n<div id=\"attachment_234\" style=\"width: 730px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-234\" class=\"wp-image-234\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepore.png\" alt=\"madrepore fossili\" width=\"720\" height=\"540\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepore.png 720w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepore-300x225.png 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepore-400x300.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><p id=\"caption-attachment-234\" class=\"wp-caption-text\">Coralli fossili sulla costa attorno al Ciolo<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_235\" style=\"width: 730px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-235\" class=\"wp-image-235\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepor1.png\" alt=\"Colonia di Madreporari (Cladocora caespitosa) \" width=\"720\" height=\"540\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepor1.png 720w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepor1-300x225.png 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/madrepor1-400x300.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><p id=\"caption-attachment-235\" class=\"wp-caption-text\">Colonia di Madreporari (Cladocora caespitosa) attuale fotografata a pochi metri di profondit\u00e0<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un bel giorno per\u00f2, durante una delle solite ricerche nella letteratura scientifica, mi imbattei in un lavoro pubblicato sulla rivista Quaternary International il cui titolo recitava: <em>Large boulder accumulations by extreme waves<\/em> <em>along the Adriatic coast of southern Apulia (Italy)<\/em> di Giuseppe Mastronuzzi e Paolo Sans\u00f2. Appena cominciai a leggere l&#8217;abstract si accese una lampadina in testa, un Eureka alla Archimede maniera. Recuperai molti altri lavori collegati e li studiai con la crescente consapevolezza che forse avevo imbroccato una strada interessante. E&#8217; una sensazione difficile da spiegare ma \u00e8 sicuramente uno dei momenti pi\u00f9 entusiasmanti per chi si occupa di ricerca scientifica. Alla luce di quello che stavo imparando, il mio posto &#8220;strano&#8221; diventava improvvisamente chiarissimo da leggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che avevo trovato poteva essere la prova evidente che uno tsunami aveva colpito la zona attorno al Ciolo in epoca abbastanza recente. Una scoperta sconvolgente per me perch\u00e8 era evidente a questo punto che doveva essersi trattato di un evento terrificante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma procediamo con ordine. Come si genera uno tsunami? Tutto parte da un brusco movimento sottomarino della crosta terrestre indotto da un terremoto, da una frana, un&#8217;eruzione vulcanica, etc. L&#8217;onda che si genera in superficie, inizialmente modesta, inizia a propagarsi con una velocit\u00e0 che al largo, in oceano, pu\u00f2 raggiungere i 500-1000km\/h. Quando l&#8217;onda comincia a sentire il fondo in prossimit\u00e0 della costa, per attrito comincia a rallentare fino a circa 90km\/h e ad innalzarsi diventando alta da pochi cm a diverse decine di metri a seconda dell&#8217;energia che possiede. Contrariamente alle onde generate dal vento durante le mareggiate, che coinvolgono solo le masse d&#8217;acqua superficiali, quelle associate ad uno tsunami possono trasportare una tale quantit\u00e0 di acqua che sono in grado di inoltrarsi nell&#8217;entroterra anche per diversi km, con effetti devastanti, come nel caso del recente tsunami dell&#8217;11 Marzo 2011 che si \u00e8 abbattuto sul Giappone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/iframewidth=560height=315src=\/\/www.youtube.com\/embed\/ZLFtDiGV1Aoframeborder=0allowfullscreen\/iframe\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/ZLFtDiGV1Ao\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/iframewidth=560height=315src=\/\/www.youtube.com\/embed\/gazsfbA4F3gframeborder=0allowfullscreen\/iframe\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/gazsfbA4F3g\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in Puglia pu\u00f2 succedere qualcosa di analogo o comunque di potenza tale da seminare distruzione? La risposta purtroppo \u00e8 s\u00ec, come dimostra la tabella seguente che elenca gli tsunami documentati che hanno colpito la nostra regione negli ultimi 700 anni, tratta dal lavoro riportato in basso a cui rimando per una trattazione pi\u00f9 esaustiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/TSUNAMI-PUGLIA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-225 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/TSUNAMI-PUGLIA.jpg\" alt=\"TSUNAMI-PUGLIA\" width=\"600\" height=\"472\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/TSUNAMI-PUGLIA.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/TSUNAMI-PUGLIA-300x236.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/TSUNAMI-PUGLIA-381x300.jpg 381w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidenziato in rosso c&#8217;\u00e8 il probabile candidato che riguarda il Ciolo, come mi conferm\u00f2 il Prof. Sans\u00f2 dell&#8217;Universit\u00e0 del Salento, uno dei maggiori esperti in circolazione sull&#8217;argomento, a cui mandai un piccolo reportage fotografico:<br \/>\n&#8220;<em>Caro Domenico,<\/em> <em>\u00e8 probabile si tratti di blocchi trasportati da un maremoto, forse quello<\/em> <em>del 20 febbraio 1743 che ha prodotto l&#8217;accumulo di Torre S.Emiliano.<\/em> <em>L&#8217;epicentro del terremoto \u00e8 situato 50 km a SE di Otranto per cui non ci sarebbe niente di cui stupirsi: il maremoto avr\u00e0 sicuramente investito<\/em> <em>tutta la costa orientale del Salento.<\/em><br \/>\n<em>Un caro saluto<\/em>, <em>Paolo<\/em>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terremoto del 20 febbraio 1743 raggiunse il IX grado della Scala Mercalli e rase al suolo quasi completamente Nard\u00f2, Francavilla Fontana e Amaxichi sull&#8217;isola di Lefkada, in Grecia. I morti furono diverse centinaia, soprattutto bambini. L&#8217;epicentro in mare scaten\u00f2 almeno due onde di tsunami provenienti da SSE che si abbatterono sulla costa con un run-up, ossia un&#8217;altezza massima delle onde, di 11 metri. Blocchi di decine di tonnellate furono letteralmente sradicati dalla zona intertidale (ce n&#8217;\u00e8 uno di pi\u00f9 di 70 tonnellate a Torre S.Emiliano), sollevati a parecchi metri di altezza e trasportati verso l&#8217;interno, decine di massi accatastati neanche fossero stati di gommapiuma, blocchi levigatissimi che originariamente si trovavano sul fondo del mare ai piedi della falesia, scagliati e riordinati lungo precise direzioni sulla costa. Un&#8217;apocalisse che non si trasform\u00f2 in tragedia solo perch\u00e8 molto probabilmente all&#8217;epoca la zona era disabitata e di difficile accesso (Gagliano del Capo era relativamente lontano e riparato essendo in cima ad una piccola altura).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito invito gli storici a spulciare un po&#8217; negli archivi. Potrebbero scoprire qualche testimonianza importante al riguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tracce pi\u00f9 evidenti si trovano poco prima di raggiungere le Grotte delle Cipolliane seguendo l&#8217;omonimo sentiero, ma c&#8217;\u00e8 un secondo ammasso di bianchi massi levigati noto probabilmente a tutti coloro che frequentano la zona della Chiancareddha, di cui adesso conosceranno l&#8217;origine.<\/p>\n<div id=\"attachment_241\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-241\" class=\"wp-image-241\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/massi-sommersi.jpg\" alt=\"massi-sommersi\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/massi-sommersi.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/massi-sommersi-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/massi-sommersi-400x300.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-241\" class=\"wp-caption-text\">Grosso masso accompagnato da una corte di altri pi\u00f9 piccoli all&#8217;imboccatura di una grotta sommersa<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_242\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-242\" class=\"wp-image-242\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simoeva.jpg\" alt=\"I blocchi qui ripresi sono accatastati appena a sud del Porto Vecchio di Novaglie\" width=\"600\" height=\"450\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simoeva.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simoeva-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simoeva-400x300.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-242\" class=\"wp-caption-text\">Il lento ed inarrestabile arretramento della falesia provoca il distacco ed il crollo di numerose porzioni di parete rocciosa che si accumulano sul fondo del mare al piede della stessa. I blocchi qui ripresi sono accatastati appena a sud del Porto Vecchio di Novaglie<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_245\" style=\"width: 610px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-245\" class=\"wp-image-245\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami8.jpg\" alt=\"tsunami massi\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami8.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami8-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami8-450x300.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-245\" class=\"wp-caption-text\">Munte Lagnune, il nome locale della falesia del Ciolo, visto dalla Chiancareddha. In primo piano i massi strappati dal mare e accatastati sulla costa dalle onde di tsunami<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-246 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami7.jpg\" alt=\"tsunami massi ciolo\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami7.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami7-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami7-450x300.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-247 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami6.jpg\" alt=\"tsunami massi ciolo\" width=\"600\" height=\"400\" 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class=\"alignnone wp-image-249 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami4.jpg\" alt=\"tsunami massi ciolo\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami4.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami4-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami4-450x300.jpg 450w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-251 size-full\" src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami2.jpg\" alt=\"tsunami massi ciolo\" width=\"600\" height=\"400\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami2.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/tsunami2-300x200.jpg 300w, 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src=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simulazione-tsunami-ciolo.jpg\" alt=\"simulazione-tsunami-ciolo\" width=\"600\" height=\"419\" srcset=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simulazione-tsunami-ciolo.jpg 600w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simulazione-tsunami-ciolo-300x209.jpg 300w, http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/kalos\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/simulazione-tsunami-ciolo-429x300.jpg 429w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><p id=\"caption-attachment-244\" class=\"wp-caption-text\">Per rendere l&#8217;idea, immaginiamo che una persona sul ponte si accorga dell&#8217;onda che avanza quando \u00e8 ancora ad 1km di distanza. Supponiamo in prima approssimazione che la velocit\u00e0 sia costante e di 90km\/h, cio\u00e8 25 metri al secondo. L&#8217;onda raggiunge la costa in soli 40 secondi dopo l&#8217;avvistamento. Di fatto \u00e8 fisicamente impossibile attuare qualunque strategia di messa in sicurezza.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso riflettete un attimo. Se nel caso dello tsunami del 1743 alla fine si \u00e8 ridotto tutto ad una devastazione e ridefinizione di alcuni tratti di costa rocciosa, provate ad immaginare cosa significherebbe un evento di tale portata oggi, soprattutto in estate, quando in prossimit\u00e0 del mare vivono o villeggiano decine, se non centinaia, di migliaia di residenti e turisti. Si potrebbe pensare che con le attuali tecnologie saremmo in grado di gestire una situazione di questo tipo, ma non \u00e8 cos\u00ec. Nessuno \u00e8 in grado di prevedere quando ci sar\u00e0 il prossimo spaventoso terremoto nel Canale d&#8217;Otranto in grado di generare uno tsunami. L&#8217;unico strumento che abbiamo a disposizione \u00e8 essere consci del pericolo ed adoperarci per ridurre al minimo i rischi conseguenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.osservatoriofeynman.eu\/Curriculum\/Curriculum.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Domenico Licchelli<\/a> &#8211; 2014<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per saperne di pi\u00f9:<\/p>\n<ul>\n<li>Boulder accumulations produced by the 20th of February, 1743 tsunami along the coast of southeastern Salento (Apulia region, Italy) G. Mastronuzzi, C. Pignatelli, P. Sans\u00f2, G. Selleri &#8211; Marine Geology 242 (2007)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono luoghi che hanno la staordinaria capacit\u00e0 di raccontare storie fantastiche non appena li si guarda sotto la giusta luce e con gli strumenti mentali adatti. Luoghi in cui la bellezza regna sovrana nonostante l&#8217;incessante lavorio del tempo. 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